WiMax, un anno dopo



ritratto di pmarciano

Viaggio per l'Italia alla ricerca di un bilancio dopo 12 mesi dall'assegnazione delle licenze. Da nord a sud, qualcosa si muove.

L'ostacolo più grande non è tanto la frequenza, seppure i 3GHz non siano il massimo. E neppure la modalità di assegnazione o il costo delle licenze: questi sono "problemi" minori, nel senso che il costo non è stato neppure eccessivo secondo gli operatori coinvolti e per coprire le zone digital divise ci si riesce a mettere d'accordo. Il problema pare essere essenzialmente la burocrazia: così come accadde all'epoca dell'acquisizione dei siti per la telefonia mobile, qualche ritardo il WiMax l'ha accumulato proprio per via delle complicate procedure per l'ottenimento di tutti i permessi necessari a mettere in piedi le stazioni trasmittenti.

In ogni caso, confermano molti dei licenziatari, a 12 mesi di distanza il wireless a banda larga fa passi in avanti interessanti: c'è stato ancora qualche ritardo per via della tecnologia non ancora pienamente matura (ma che ora si avvia tranquillamente verso l'interoperabilità piena), ma la cosa sembra che proceda regolarmente. Lo conferma Abramo Volpi, direttore marketing di Aria, che spiega a Punto Informatico che questa è "una fase in cui tutti gli operatori stanno lavorando alacremente per implementare la rete e cominciare a testare e commercializzare i servizi".

Inoltre, prosegue, si inizia anche a "valutare la risposta del mercato rispetto al lancio di questi servizi e della tecnologia, che in Italia è declinata per tutti o quasi in un'offerta banda larga e servizi voce VoIP". Il risultato, anticipa Volpi, è piuttosto buono e al di sopra delle aspettative.

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