Net neutrality, Big tutti insieme firmano lettera per il web libero



ritratto di pmarciano

CI SONO praticamente tutti. Dall'amministratore di Facebook, Mark Zuckerberg, a John Lilly, a capo di Mozilla, dal grande vecchio Eric Schmidt di Google, fino al cofondatore di Twitter, Evan Williams, passando per Linkedin, Skype, Flickr, YouTube e molti altri. Una dopo l'altra, le firme dei numeri uno delle più importanti azienda web del mondo (le dotcom) mondiali sono lì, in calce a una lettera spedita proprio oggi a Julius Genachowski, ovvero al presidente della Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, al secolo la FCC.

Al centro della questione, la cosiddetta "Neutralità della Rete". Ovvero l'idea che chi fornisce connessione Internet - ad esempio se fossimo in Italia, aziende come Telecom, Tiscali o Infostrada - non possa decidere come e cosa trasmettere. Non possa filtrare i dati provenienti da un determinato servizio o da un'applicazione. O intervenire più in generale sul traffico Internet che gestisce direttamente. Questo, dicono i firmatari dell'appello alla FCC, rischierebbe infatti di penalizzare le aziende che, grazie a una rete neutrale (in sostanza di tutti e di nessuno), hanno reso grande e insostituibile Internet (e loro stessi).

Commissione federale sotto assedio. La lettera di Mark Zuckerberg & Co giunge a pochi giorni dall'inizio di un attento processo di revisione delle regole di Internet annunciato della Commissione, e cominciato qualche mese fa dietro impulso dello stesso presidente Barack Obama. La Casa Bianca aveva infatti reso noto in un report apparso online a maggio di quest'anno che, pur confermando la sua posizione a favore della neutralità della rete, era necessaria una seria riflessione. Tanto che il 21 settembre scorso lo stesso presidente della Commissione aveva colto la palla al balzo e illustrato la linea di condotta che avrebbe seguito con il suo "L'Internet aperto: preservare la libertà per innovare".

Nel frattempo grandi Telco da una parte (stanche di vedersi passare sotto gli occhi opportunità di business che non possono cogliere), e dotcom dall'altra (che rischiano di trovarsi vincolate al volere di questo o qual grande provider) hanno iniziato una lunga battaglia online e offline.