La salute in una query, lo scandalo BAIDU



ritratto di pmarciano

Una regola non scritta dice che maggiore è la distanza a cui avviene un fatto, maggiori sono i morti che debbono esserci affinché faccia notizia. Si spiega soltanto così il fatto che in Italia lo scandalo Baidu abbia fatto così poca presa. La rete nostrana ha rivolto lo sguardo altrove, eppure oltre la Muraglia c'erano persone che avevano affidato la propria fiducia ed il proprio destino ad una query. Cosa che, è dimostrato, avviene anche qui da noi. Che succeda al di là o al di qua della Grande Muraglia, insomma, forse è venuto il momento di fermarsi un attimo a rivedere la situazione.

Lo scandalo Baidu è scoppiato direttamente sulla tv di stato cinese. Il motore di ricerca leader in Cina (con Google a distanza di sicurezza) è stato infatti accusato pubblicamente di praticare politiche quantomeno pericolose nella composizione delle proprie SERP (Search Engine Results Page). Ma non si tratta di una policy difettosa in cui la critica guarda esclusivamente all'algoritmo: ad essere favorite dal sistema, infatti, erano aziende che operavano nel mondo della medicina, con ricadute dirette sulla salute degli utenti utilizzanti il motore.
Baidu, in pratica, favoriva quei gruppi che si affiliavano al motore con inserzioni a pagamento. Il rapporto tra le parti non si limitava ad una questione di pay-par-click, però: anche il ranking veniva influenzato dalle regole del motore, così che tramite un semplice pagamento fosse possibile scalare le SERP e portare il proprio url ai vertici delle pagine del motore. Se a tutto ciò si uniscono documentazioni fasulle e para-medicina, se ne esce con una truffa che va ben al di là dei soli confini del Web e che va invece identificata in botticini di medicinali inutili o in corsie di cliniche inadeguate e truffaldine.