Gli oggetti smarriti? Ora si trovano sul Web



ritratto di pmarciano

UNA volta era l'ombrello, ora è il cellulare. Una volta si andava nel vecchio e polveroso ufficio degli oggetti smarriti, ora si naviga su Internet. Tra le tante cose che da quando esiste la Rete non sono più le stesse c'è anche la ricerca di un oggetto smarrito. All'avanguardia naturalmente sono gli Stati Uniti, dove, racconta il New York Times, ormai quasi tutti gli aeroporti hanno un servizio online dove elencare borse e altri bagagli rimasti senza proprietario. Lo sbadato turista di passaggio una volta rientrato a casa può navigare tra i cataloghi alla ricerca dell'oggetto perduto, ma il processo è anche inverso: è l'addetto aeroportuale alle cose smarrite che utilizza Internet come strumento per rintracciare il distratto proprietario. Soprattutto se ad essere dimenticato tra check in e imbarco è qualcosa privo di valore commerciale ma affettivamente senza prezzo, come un'urna cineraria. Ernesto Alonso, il funzionario dell'aeroporto internazionale di Miami addetto a questo speciale compito, ha raccontato ad esempio di essere riuscito a scoprire grazie al web il cimitero del New Jersey al quale erano destinati i resti contenuti in un barattolo abbandonato su un cestino dell'immondizia.

Il quotidiano newyorchese li ha ribattezzati "samaritani digitali", anche perché non tutti lo fanno per lavoro come Alonso. I siti "amatoriali" dedicati allo scambio di informazioni tra chi ha perduto e chi ha ritrovato qualcosa si sono infatti moltiplicati rapidamente (particolarmente gettonati sono quelli dedicati alle macchine fotografiche che non hanno mai fatto ritorno dalle vacanze), mentre sempre più persone entrate in possesso di qualche oggetto smarrito cercano di risalire al legittimo proprietario setacciando le loro tracce digitali sul web. Shannon Kokoska è riuscita ad esempio a recuperare il portafoglio perduto su un bus di San Francisco grazie all'ostinazione di un "samaritano" che non si è arreso davanti al muro di omertà eretto dalle società delle carte di credito in nome della privacy. Così alla fine ha scovato la donna su Facebook e le ha mandato una email.